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lunedì 8 giugno 2015

Pakistan:Asia Bibi la donna cristiana condannata a morte sta male,vomita sangue e non riesce quasi più a camminare..

Asia Bibi , in carcere per blasfemia,vomita sangue, non riesce quasi più a camminare

Asia Bibi

Asia Bibi sta male, la donna pakistana che è in carcere da  5 anni per blasfemia nel braccio della morte, vomita sangue e soffre di emorragia intestinale ed è cosi debole che non riesce quasi più a camminare, ed ha un dolore costante al petto.La notizia è stata data dalla sua famiglia, che l'ha incontrata settimana scorsa 
 lo ha reso noto una fonte del  the global dispatch.

Asia Bibi,  è una povera donna analfabeta delle zone rurali di Punjab nel Pakistan ha sempre negato le accuse di blasfemia , mentre le autorità pakistane hanno sempre ignorato  le proteste internazionali che chiedono il suo rilascio per questa madre cristiana di 5 figli. 

La condanna a morte è avvenuta nel 2010,dopo che Asia  è stata  accusata da  alcune donne musulmane di aver offeso il profeta Maometto, le quali si sono anche  rifiutate di bere l'acqua di un pozzo  dallo stessa tazza.  

Papa Francesco incontrando i familiari di Asia Bibi detto:" io prego per Asia, per voi e  tutti i cristiani che soffrono"

Non posso che unirmi alla preghiera del papa e continuare a  sperare 
libertà e guarigione  per Asia Bibi perchè possa tornare presto tra le braccia della sua amata famiglia.
Non abbandoniamo Asia Bibi.

Pubblicato da libera- diritti riservati.

martedì 28 ottobre 2014

La lettera alla madre di Reyhaneh Jabbari, impiccata in Iran perchè si è difesa da uno stupro

Reyhaneh Jabbari, la morte di una donna libera, che non si è piegata al potere del male.


Reyhaneh Jabbari è stata impiccata in Iran perchè si è difesa ed ha ucciso l'uomo che voleva stuprarla.Il primo aprile dopo aver saputo della sua condanna a morte ha registrato il suo ultimo messaggio per la sua mamma.Pubblico il testo integrale della lettera, dove è evidente che il potere e la crudeltà del suo governo non è riuscita a piegarla ed è morta da libera .

Cara Shole,
oggi ho appreso che e’ arrivato il mio turno di affrontare la Qisas (la legge del taglione del regime ). Mi sento ferita, perché non mi avevi detto che sono arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita. Non pensi che avrei dovuto saperlo? Non sai quanto mi vergogno per la tua tristezza. Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papà?
Il mondo mi ha permesso di vivere fino a 19 anni. Quella notte fatale avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in un qualche angolo della città e, dopo qualche giorno, la polizia ti avrebbe portata all’obitorio per identificare il mio cadavere, e avresti appreso anche che ero stata stuprata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato poiché noi non godiamo della loro ricchezza e del loro potere. E poi avresti continuato la tua vita nel dolore e nella vergogna, e un paio di anni dopo saresti morta per questa sofferenza, e sarebbe finita così.
Ma a causa di quel colpo maledetto la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato gettato via, ma nella fossa della prigione di Evin e nelle sue celle di isolamento e ora in questo carcere-tomba di Shahr-e Ray. Ma non vacillare di fronte al destino e non ti lamentare. Sai bene che la morte non è la fine della vita.
Mi hai insegnato che veniamo al mondo per fare esperienza e per imparare una lezione, e che ogni nascita porta con sé una responsabilità. Ho imparato che a volte bisogna combattere. Mi ricordo quando mi dicesti che l’uomo che conduceva la vettura aveva protestato contro l’uomo che mi stava frustando, ma quest’ultimo ha colpito l’altro con la frusta sulla testa e sul volto, causandone alla fine la morte. Sei stata tu a insegnarmi che bisogna perseverare, anche fino alla morte, per i valori.

Ci hai insegnato andando a scuola ad essere delle signore di fronte alle liti e alle lamentele. Ti ricordi quanto hai influenzato il modo in cui ci comportiamo? La tua esperienza però è sbagliata. Quando l’incidente è avvenuto, le cose che avevo imparato non mi sono servite. Quando sono apparsa in corte, agli occhi della gente sembravo un’assassina a sangue freddo e una criminale senza scrupoli. Non ho versato lacrime, non ho supplicato nessuno.  Non ho cercato di piangere fino a perdere la testa, perché confidavo nella legge.

Ma sono stata incriminata per indifferenza di fronte ad un crimine. Vedi, non ho ucciso mai nemmeno le zanzare e gettavo fuori gli scarafaggi prendendoli per le antenne. Ora sono colpevole di omicidio premeditato. Il mio trattamento degli animali è stato interpretato come un comportamento da ragazzo e il giudice non si è nemmeno preoccupato di considerate il fatto che, al tempo dell’incidente, avevo le unghie lunghe e laccate.

Quanto ero ottimista ad aspettarmi giustizia dai giudici! Il giudice non ha mai nemmeno menzionato che le mie mani non sono dure come quelle di un atleta o un pugile. E questo paese che tu mi hai insegnata ad amare non mi ha mai voluta, e nessuno mi ha appoggiata anche sotto i colpi dell’uomo che mi interrogava e piangevo e sentivo le parole più volgari. Quando ho rimosso da me stessa l’ultimo segno di bellezza, rasandomi i capelli, sono stata premiata con 11 giorni di isolamento.

Cara Shole, non piangere per quello che senti. Il primo giorno che nell’ufficio della polizia un agente anziano e non sposato mi ha colpita per via delle mie unghie, ho capito che la bellezza non è fatta per questi tempi.  La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, la bella calligrafia, la bellezza degli occhi e di una visione, e persino la bellezza di una voce piacevole.


Mia cara madre, il mio modo di pensare è cambiato e tu non sei responsabile. Le mie parole sono senza fine e le darò a qualcuno in modo che quando sarò impiccata senza la tua presenza e senza che io lo sappia, ti verranno consegnate. Ti lascio queste parole come eredità.

Comunque, prima della mia morte, voglio qualcosa da te e ti chiedo di realizzare questa richiesta con tutte le tue forze e tutti i tuoi mezzi. Infatti, è la sola cosa che voglio dal mondo, da questo paese e da te. So che hai bisogno di tempo per questo. Per questo ti dirò questa parte del mio testamento per prima. Per favore non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e presenti la mia richiesta. Non posso scrivere questa lettera dall’interno della prigione con l’approvazione delle autorità, perciò ancora una volta dovrai soffrire per causa mia.  È la sola cosa per cui, anche se tu dovessi supplicarli, non mi arrabbierei – anche se ti ho detto molte volte di non supplicarli per salvarmi dalla forca.

Mia buona madre, cara Shole, più cara a me della mia stessa vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio cuore giovane diventino polvere. Supplicali perché subito dopo la mia impiccagione, il mio cuore, i reni, gli occhi, le ossa e qualunque altra cosa possa essere trapiantata venga sottratta al mio corpo e donata a qualcuno che ne ha bisogno. Non voglio che sappiano il mio nome, che mi comprino un bouquet di fiori e nemmeno che preghino per me. Ti dico dal profondo del cuore che non voglio che ci sia una tomba dove tu andrai a piangere e soffrire.  Non voglio che tu indossi abiti scuri per me. Fai del tuo meglio per dimenticare i miei giorni difficili. Lascia che il vento mi porti via. 
Il mondo non ci ama. Non voleva il mio destino. E adesso sto cedendo e sto abbracciando la morte. Perché nel tribunale di Dio incriminerò gli ispettori, l’ispettore Shamlou, il giudice, i giudici della Corte suprema che mi hanno colpita quando ero sveglia e non hanno smesso di abusare di me. Nel tribunale del creatore accuserò il dottor  Farvandi, e Qassem Shabani e tutti coloro che per ignoranza o menzogna mi hanno tradita e hanno calpestato i miei diritti.

Cara Shole dal cuore d’oro, nell’altro mondo siamo io e te gli accusatori e loro sono gli imputati. Vediamo quel che vuole Dio. Io avrei voluto abbracciarti fino alla morte. Ti voglio bene.

Reyhaneh


lunedì 30 giugno 2014

Hillary Clinton risponde sui bambini che emigrano dal Messico: vanno rimandati a casa.


I vescovi Usa pochi giorni fa hanno lanciato un appello: " Gli Stati Uniti devono tutelare i minori che viaggiano da soli." L'appello è stato lanciato per fermare la tratta dei bambini che attraversano il dal confine dal Messico agli Usa. Sono 60 mila minori tra i 9 e i 17 anni che rischiano di finire nella rete della criminalità organizzata".

Questi bambini nel loro viaggio tra Guatemala e Messico, subiscono ogni tipo di abuso, come lo sfruttamento del lavoro e abusi sessuali.Ricordiamoci che: " Se un bambino decide di partire, vuol dire che quello che lascia alle spalle è molto peggio di quello che deve affrontare".
La proposta dei vescovi è quella di formare un corridoio umanitario e poi creare un dialogo con i vari governi per  trovare una soluzione politica e umana a questa emergenza che pare non abbia fine.

La risposta del governo americano tramite la Clinton:


Hillary Clinton, ha preso una posizione netta sull'immigrazione dei minori che sono 90.000 in questo anno e 142.000 l'anno prossimo e che potrebbero essere arrestati .Ha anche ammesso che Obama è sotto pressione, per facilitare questa deportazione e che bisogna proseguire con la legge attuale, ma la sua risposta è stata chiara: " I numeri stanno aumentando drammaticamente: Il motivo principale  che sta accadendo è la violenza in alcuni di questi paesi dell'America centrale che sta aumentando drammaticamente. Dobbiamo fornire la migliore assistenza di emergenza che siamo in grado di fornire, abbiamo bambini di cinque e sei anni che sono venuti dall'America centrale....."
"Dovrebbero essere rimandati non appena  riusciamo a determinare che hanno adulti responsabili nelle loro famiglie. Ci sono preoccupazioni sul fatto che tutti possono essere inviati indietro....Ma noi dobbiamo mandare un messaggio chiaro: non basta che un bambino sia immigrato che questo gli dia il diritto di rimanere: Noi non vogliamo mandare un messaggio contrario alle nostre leggi che incoraggi più figli a fare un viaggio pericoloso"
 La Clinton, da una parte ammette che c'è una situazione difficile nei paesi di origine di questi bambini, che li obbliga a fare un viaggio pericoloso e dall'altra difende le sue frontiere non incoraggiando l'emigrazione.
In sintesi, li rimanda indietro.
Trovate l'articolo originale qui:Hillary: i minori che attraversano le frontiere devono essere mandati a casa

Pubblicato da libera, diritti riservati.

martedì 8 aprile 2014

L'America punisce chi non è favorevole ai matrimoni gay, come il fotografo del New Mexico e Brendan Eich


A Washington la corte suprema ha voluto sancire una vittoria per il mondo gay, pronunciandosi contro l'appello di un fotografo del New Mexico, che si è rifiutato di riprendere le nozze di due persone dello stesso sesso.
Il fotografo è stato accusato di aver violato la legge anti discriminazione dello stato, che richiede alle aziende di fornire i loro clienti, senza riguardo della loro razza, religione o orientamento sessuale.

Il caso di questa fotografa Elaine, in America ha suscitato un grosso dibattito, perchè ha rappresentato una sfida alla libertà di religione. La fotografa ha detto che lei fotografa solo matrimoni tradizionali e che fotografare un matrimonio dello stesso sesso, avrebbe violato le sue credenze religiose.

Il rifiuto di ascoltare  questo appello da parte della corte suprema, non è una sentenza, ma un chiaro giudizio  sui voti futuri della giuria.

In conclusione il giudice della corte suprema, ha chiuso la storia con una sola riga, dicendo che non ne voleva sapere di questo caso.

Per cui mi chiedo, se nel libero mercato si può obbligare qualcuno a lavorare per te se non lo vuole? Lo schiavismo in America non è finito?  Abbiamo letto in questi giorni del licenziamento di  Brendan Eich amministratore delegato di Mozzilla,solo perchè ha devoluto 1000 dollari ad una associazione che lotta per la famiglia tradizionale.


Mi sembra di capire che se un fotografo si rifiuta di riprendere le nozze di due persone dello stesso sesso, viene punito dalla legge e se un amministratore delegato bravissimo nel suo lavoro devolve 1000 dollari ad una associazione che difende la famiglia tradizionale, viene licenziato.

Per cui se la pensi in modo diverso o hai una opinione diversa rispetto ai matrimoni gay, sei punito?

E' questo il nuovo schiavismo moderno?

Dove è finita la più grande democrazia del mondo cari americani?


giovedì 12 dicembre 2013

le famiglie bloccate in Congo, cercano l'aiuto di papa Francesco...dopo il sollecito della Kyenge non è accaduto nulla

Si sono rivolti al Papa alcuni enti che si occupano di adozioni internazionali, nel caso specifico in Congo, dove 24 famiglie italiane , che si sono recate nel Paese africano per portare a casa i figli adottivi, sono bloccate da due settimane, nonostante abbiano compiuto le regolari procedure di adozione di bambini congolesi.

Si sono rivolti al Papa alcuni enti che si occupano di adozioni internazionali, nel caso specifico in Congo, dove 24 famiglie italiane , che si sono recate nel Paese africano per portare a casa i figli adottivi, sono bloccate da due settimane, nonostante abbiano compiuto le regolari procedure di adozione di bambini congolesi.

Lo scorso settembre le autorità congolesi avevano deciso di sospendere il rilascio del nullaosta all’uscita dei minori adottati; poi il ministro Cecile Kyenge – originaria proprio del Congo – ha effettuato un sollecito,  ricevendo dalle autorità del suo Paese ampie assicurazioni in merito a una conclusione positiva dell’iter adottivo delle coppie italiane.  A oggi, però, sono costrette a rimanere nella capitale, Kinshasa per via di un ulteriore blocco per uscire dal Paese.
Così hanno deciso di rivolgersi al Santo Padre: “Vorremmo che le nostre famiglie possano festeggiare insieme ai loro bambini le imminenti festività natalizie finalmente a casa. La condizione in cui versano le famiglie desta preoccupazione a causa della lunga permanenza in loco che li espone a rischi di malattie, ad esborsi di denaro veramente ingenti, con una incertezza che li sta logorando anche dal punto di vista psichico ed emotivo”.

Fonte: www.ilgiornateditalia.org


Messico, dammi indietro mio figlio, il grido della carovana delle mamme che si è rimessa in marcia

In Messico la carovana delle mamme si è messa alla ricerca dei loro figli emigranti dispersi. Il 2 dicembre, la carovana organizzata dal Movimento dei Migranti mesoamericana è arrivata in Messico, dopo aver attraversato il confine dal Guatemala. La marcia è composta da 40 mamme di migranti, provenienti da El San Salvador, Nicaragua, Honduras e Guatemala, alla ricerca dei loro figli che avevano come meta gli Stati Uniti. La carovana delle mamme tra il 2 e il 18 dicembre si recherà in 22 sedi, 14 stati per un totale di 3958 Km. In ogni luogo che visiteranno saranno sostenute da associazioni ed enti locali.

140.000 stranieri, per lo più dell'america centrale, arrivano in Messico senza documenti e secondo i dati ufficiali della Commissione dei diritti Umani e stima che ogni anno 20.000 vengono rapiti  dai gruppi criminali.

Amnesty International, sostiene la carovana delle mamme e i sui attivisti saranno presenti per accompagnarle nel percorso e sostenerle nelle loro attività di ricerca.

La carovana ha documentato 70.000 sparizioni di migranti nel centro america negli ultimi 30 anni, una vera crisi umanitaria che si è aggravata negli ultimi anni per colpa di un cartello della violenza. La criminalità organizzata, oltre al traffico della droga, ha trovato anche un altro business cioè il traffico di clandestini, sopratutto dopo la nascita di un gruppo criminale chiamato Los Zetas, fondato da ex membri di Gangs,i quali  rapiscono i clandestini  per braccianti esigenti e molti finiscono morti e poi  vengono sepolti nella nuda terra e cosi  a volte occasionalmente vengono ritrovati decine di cadaveri senza nomi.
Un sopravvissuto ha detto che i trafficanti di droga lo avevano sequestrato nel suo cammino verso gli Stati Uniti.
Mi auguro, che il governo messicano, punisca in modo esemplare e debelli questo traffico di esseri umani e faccia in modo che nessuna madre pianga più suo figlio e debba andarlo a cercare.




sabato 21 settembre 2013

Il grande problema della Cina dopo Mao : gli anziani abbandonati dai figli nei villaggi dove il senso della famiglia è stato distrutto.

IL comunismo di Mao ha voluto ridisegnare la società cinese, per rimuovere ogni traccia delle antiche tradizioni e cosi centinaia di milioni cinesi nel 1958, sono stati costretti a lavorare nelle fattorie collettive, perchè la fedeltà a Mao doveva prevalere sui legami familiari
I risultati di questa politica nei villaggi della Cina rurale è che hanno messo i parenti l'uno contro l'altro,
 dove livello economico delle pensioni risultano più basse che in città e gli anziani sono più numerosi di tre volte.In Cina abbiamo una popolazione di 185 milioni di persone che superano i 65 anni e 1 su 4 vive sotto la soglia della povertà e il 40% mostra segni di depressione.
Un recente studio della Peking University del dott Zhai Yaohui, dice che i bambini delle zone rurali trattano male i genitori, dove per secoli la società rurale era di tipo patriarcale e controllava le risorse della famiglia nelle campagne. Ma ora e dopo la politica di Mao il risultato è che i padri hanno perso  il rispetto dei figli oltre  alla
proprietà e il potere.

Decine di turbolenze sociali che son passati dal comunismo radicale al capitalismo rampante
 Hanno distrutto il legame che tenevano insieme le famiglie, in un paese famoso per le sue tradizioni confuciane e famoso per la sua obbedienza filiale.

Il risultato è che milioni di anziani nei villaggi vengono abbandonati in sofferenza , povertà, malattia e depressione e sopratutto dal nuovo benessere cinese. il governo cinese per affrontare  questo grave problema ha deciso da luglio una legge dove permette ai genitori di citare in giudizio i figli se non vengono visitati e sostenuti da loro.

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